📚 Abaco... in Formazione 📚 Buoni pasto 2026: cosa cambia e quali sono i vantaggi per le imprese

Dal 2026 aumenta da 8 a 10 euro giornalieri la soglia di esenzione fiscale e contributiva prevista per i buoni pasto elettronici. Resta invece pari a 4 euro quella applicabile ai buoni cartacei. Entro questi limiti, il valore riconosciuto al lavoratore non concorre alla formazione del reddito. L’eventuale eccedenza diventa, invece, imponibile sia fiscalmente sia ai fini contributivi e non può essere assorbita dal plafond previsto per i fringe benefit. Per le imprese, i buoni pasto rappresentano uno strumento di welfare aziendale particolarmente interessante: il costo sostenuto a favore dei dipendenti è generalmente deducibile dal reddito d’impresa e consente di riconoscere un beneficio concreto ai lavoratori, con un trattamento più favorevole rispetto alla corresponsione della stessa somma in denaro. Il riconoscimento dei buoni pasto non deve necessariamente riguardare tutto il personale, ma può essere riservato a categorie omogenee di lavoratori, individuate sulla base di criteri oggettivi e coerenti con l’organizzazione aziendale. Una particolare attenzione è necessaria per amministratori, collaboratori, soci e professionisti: l’applicazione del regime agevolato non dipende dalla sola qualifica ricoperta, ma dalla natura del rapporto e dalla corretta qualificazione fiscale del reddito percepito. La posizione deve quindi essere valutata caso per caso. Per beneficiare correttamente delle agevolazioni è inoltre fondamentale che regolamento aziendale, presenze, accrediti, fatture, contabilizzazione e cedolini siano tra loro coerenti. I buoni pasto non costituiscono quindi soltanto un beneficio per il lavoratore, ma anche uno strumento che, se correttamente gestito, può contribuire a rendere più efficiente la politica retributiva e di welfare dell’impresa.

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